Le Rovine di Moonwell – scontro con il Circolo Orboros

La foresta li aveva accolti solo il giorno prima in un abbraccio quasi rassicurante, mentre lentamente la piccola colonna si era fatta strada verso le rovine di quella città che era stato loro ordinato di conquistare ed esplorare.

Erano avanzati finchè l’oscurità lo aveva permesso, in una marcia forzata che l’indomani alle prime luci dell’alba li avrebbe portati fino al loro obiettivo.

Dall’alto del suo cavallo, il Tenente J.E.B. Stuart diede l’ordine di fermarsi appena raggiunta una radura che avrebbe potuto sia contenerli che essere difesa comodamente da un agguato eventuale. Ciò che aveva imparato era di non fidarsi mai dell’apparente tranquillità e che spesso i luoghi più innocui potevano riservare amare sorprese.

Il Tenente J.E.B. Stuart

Aiutato da uno dei suoi attendenti ripose il proprio cavallo all’interno del recinto preparato per l’occasione e da vicino seguì l’approntamento del campo, scambiando battute con i suoi soldati, conscio che stemperare il nervosismo poteva essere l’arma vincente per affrontare qualsiasi battaglia. Compiaciuto osservò i lavori procedere velocemente prima di dirigersi verso i due warjack sotto il proprio comando. Molti pensavano a questi ammassi di metallo come ad esseri inanimati e misteriosi; lui no, lui amava pensare a loro come a dei fidati compagni, dei guerrieri puri senza nessun preconcetto tipico di una mente umana. Li guardò a lungo, prima di accomiatarsi con una carezza sulle piastre corazzate del Centurion e una pacca sul fianco dell’Hunter, lasciandoli poi alle cure dei meccanici addetti alla loro messa a punto; non una parola, si fidava ciecamente del loro operato e della loro meticolosità.

Centurion - 'Jack pesante del Battlegroup del Tenente J.E.B. Stuart

Lentamente poi si era diretto verso la propria tenda, salutando il comandante del drappello di cavalieri al suo comando prima di entrare e di lasciarsi alle spalle il lavoro dei propri uomini. Sospirando si tolse il kepi grigio poggiandolo su di un piccolo tavolino per poi slacciarsi la giacca della divisa e sedersi socchiudendo gli occhi, cercando dentro di sé la calma necessaria per ritemprare le proprie forze e la propria capacità di manipolare l’energia magica.

Un rumore lo fece sobbalzare, avvertendolo così dell’arrivo di qualcuno dinanzi alla tenda. Sfiorò appena il calcio della propria carabina al suo fianco, prima di alzarsi lentamente. “Vieni pure” ordinò con tono secco e deciso, fissando l’apertura della tenda scostarsi per lasciar spazio a Max, il sergente a capo dell’unità di rangers che aveva voluto a tutti i costi con lui.

Per un momento i pensieri del warcaster corsero alle battaglie combattute a fianco di quel veterano, di un’età ormai indefinibile ma ancora un preziosissimo e validissimo soldato, capace di far muovere la propria unità in mezzo al campo di battaglia senza essere vista. Più di una volta in cuor suo aveva dovuto ringraziare quell’uomo per avergli salvato la vita e avergli permesso di servire ancora una volta il Cigno d’oro con tutta la propria abilità.

L’uomo entrò ergendosi sull’attenti, ancora avvolto nel mantello dalle tonalità verdi e marroni, così perfetto per mimetizzarsi nella foresta, e il viso ancora sporco delle tinture per nascondere il colore della carne ai nemici.

Con un cenno quasi distratto della mano rispose al saluto lasciando libero il ranger di avanzare verso di lui. “Ti aspettavo Max, dimmi se le voci che abbiamo sentito i giorni scorsi sono vere”.

Il vecchio ranger sospirò appena prima di annuire gravemente e cominciare con voce roca e bassa: “James, i timori che avevi sono fondati” un solo sospiro, una pausa carica di mille significati per poi concludere “abbiamo avvistato i segni del passaggio di bestie, grosse bestie, di certo lupi alti come uno dei nostri ‘jack”.

Mentre ascoltò quelle parole non riusciva a non camminare nervosamente nella tenda continuando ancora per alcuni minuti dopo che il silenzio di nuovo era calato quasi a protezione di quel luogo. Prese tra le mani la propria sciabola, carezzandone il fodero prima di sfoderarla e ammirarne la lucentezza, passando con le dita ogni piccola tacca segno di una battaglia.

“Orboros” sussurrò appena, quasi parlasse alla sciabola, quasi volesse prepararla ad affrontare una nuova prova “Ancora una volta, amico mio, dovremo combattere contro la potente magia del Circolo” continuò poi riportando lo sguardo sul ranger per poi avvicinarsi al tavolino e prendere una delle mappe arrotolate poggiate a fianco di esso. “Guarda qui” disse puntando il dito sui fogli appena srotolati attendendo solo gli istanti necessari al vecchio ranger per avvicinarsi e chinarsi ad osservare “questo è l’ingresso alle rovine di Moonwell dove pensavo di sferrare l’attacco e qui come vedi…” lasciò cadere nel vuoto le parole, fissando il viso del soldato poco distante dal proprio.

Vide un sorriso nascere sul volto dell’uomo, che grattandosi il mento annuì lentamente “luogo perfetto per i miei uomini, James. Prima dell’alba partiremo e quando arriverete ci troverete già in posizione; provi solo una di quelle bestie a mettere il suo muso fuori dalle rovine e le faremo passare la voglia di seguire i loro stregoni”.

“Non potrei desiderare di meglio, Max” annuì quasi divertito il caster “e che sia una battaglia breve, gli ordini che ci hanno consegnato ci impongono di muoverci ancora e questa foresta mi ha già particolarmente stufato” sbottando poi con fastidio.

“Come desideri James e sempre per la grazia di Re Leto e del Cigno d’Oro” esclamò il ranger infine sistemandosi il mantello e il fucile per poi dirigersi verso l’uscita della tenda, irrigidendosi poi nel saluto di ordinanza.

Il Cigno d'Oro, vessillo di Cygnar

“Che possa regnare in eterno, Max, riposate bene e a domani dopo la battaglia” sorrise mentre in tal modo congedava il veterano, osservandolo uscire. Si volse poi, avvicinandosi al proprio bagaglio, aprendo così un piccolo forziere sepolto tra le sue cose per poi estrarre da esso una lettera ben piegata e con un sigillo dal colore blu intenso, il sigillo del Comandante Stryker, già spezzato qualche giorno addietro. Aprì i fogli rileggendoli con cura prima di riporli di nuovo nel forziere, l’espressione assorta.

Ancora un sospiro poi prima di riallacciarsi la giacca, rimettersi in testa il kepi e finalmente uscire di nuovo nel campo per l’ispezione serale.

[…]

Il Tenente J.E.B. Stuart osservava le proprie forze che si stavano riorganizzando dopo lo scontro veloce con l’avanguardia del Circolo Orboros alle porte delle rovine di quella città chiamata Moonwell. Era stato troppo facile, solo una piccola scaramuccia prima che la warlock Morgana facesse ritirare le proprie truppe al di fuori delle rovine. Non si sentiva tranquillo, non poteva esserlo. Tutte le volte che aveva incontrato il Circolo era rimasto stupito dalla capacità di quegli uomini e donne di piegare al proprio volere bestie inumane e la capacità di sfruttare la furia di queste bestie come energia per lanciare incantesimi inimmaginabili e spaventosi. Eppure questa volta avevano vinto facilmente, senza troppo sangue versato, quasi fosse una di quelle battaglie descritte sui manuali dell’accademia in cui aveva studiato molto tempo fa, prima di scoprire l’innato potere di creare un legame con i warjack.

Con un colpo di sperone fece accelerare l’andatura del proprio cavallo, portandolo all’interno della città, soffermandosi appena a guardare le rovine ormai antiche chiedendosi ancora perché quei luoghi fossero così importanti per loro. Alzò appena le spalle, era un soldato e come tale obbediva agli ordini, anche quando questi erano decisamente arcani e oscuri. Ma si fidava di Stryker e del giudizio espresso ormai molti anni prima dal suo comandante sull’allora Principe Leto, sostenendolo nella guerra per ottenere la Corona del Regno.

“E’ ora di muoverci ancora, vecchio compagno” mormorò al cavallo, carezzandolo sulla testa, prima di spronarlo al galoppo verso il campo e verso i suoi uomini e ‘jack.

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