Colloquio con Lady Elaine – Divisione Hydra – Nucleo 42

“Fraulein Darrow, vorrei davvero lei capisse che noi vogliamo solo il bene di suo Padre, preservando i sui preziosissimi studi”

La voce filtrava secca da sotto la Maschera di Ferro, mentre l’ufficiale della Divisione Hydra passeggiava avanti e indietro nella stanza dove ora si trovava assieme a lei,  Lady Elaine Darrow, figlia del famoso archeologo e ricercatore, Lord Darrow.

Seduta su di una poltrona in vimini, rivolgeva lo sguardo verso la finestra che mostrava le luci del porto del Pireo in lontananza, beandosi della brezza marina che saliva fino a quella casa. Ascoltava appena ciò che quell’uomo con la maschera di ferro le stava dicendo e poco le importava anche di tutti i sotterfugi a cui aveva assistito in quegli ultimi mesi, quando era stata strappata da Hidalgo e dai suoi studi per essere sballottata per tre continenti alla ricerca del proprio Padre.

Sbuffò per poi portare la propria attenzione sull’ufficiale e sulla maschera che ne copriva il volto. Le metteva paura e soggezione anche se fino a quel momento era stato gentile e cordiale con lei. Però non poteva fidarsi, faceva parte dell’Hydra e soprattutto era attorniato da persone decisamente inquietanti, a cominciare dal pazzo Professore per terminare poi con quell’ammasso di muscoli privo di alcun barlume cognitivo che aveva sentito chiamare Hans. Ma colei che le faceva veramente paura era Elsa, la Dottoressa. Nei suoi occhi grigi aveva visto la sadica consapevolezza di chi pensa di aver diritto di compiere ogni azione per il “Bene Superiore”. Le aveva messo i brividi e anche ora, inconsciamente, rabbrividì.

Maschera di Ferro sembrò aver colto quel segno di paura e debolezza e si avvicinò per poi piegarsi sulle ginocchia così da portare il proprio volto coperto dalla maschera all’altezza di quello di Lady Elaine. Pose le mani sui braccioli della poltrona prima di cominciare a parlare.

“Fraulein, la mia missione ha la precedenza su ogni altra cosa, non posso permettermi di fallire, per cui la lascio con una semplice scelta: o collabora attivamente oppure mi vedrò costretto ad usare altri metodi per parlare con lei”

Si rialzò lentamente volgendole la schiena per poi avvicinarsi alla porta aprendola lentamente. Si volse un solo istante a guardarla, imperscrutabile sotto quella protezione che gli nascondeva il viso. Eppure seppe che stava sorridendo come un leone che ha adocchiato la propria preda.

“Le manderò Elsa, credo che sia la persona adatta a farle compagnia, Fraulein. Buonanotte”

Chiuse la porta prima che ella potesse dire qualcosa, obbligandola a stringere compulsivamente i braccioli della poltrona, mentre una lacrima cominciò a scendere dal suo viso, gli occhi socchiusi, le labbra a muoversi per pronunciare una muta preghiera.

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