Intervista ad Elvio Ravasio, autore de “I Guerrieri d’Argento”

Eccoci qui con l’intervista che vi avevo promesso a Elvio Ravasio, autore del libro fantasy “I Guerrieri d’Argento”. Mi scuso per l’attesa con tutti voi e soprattutto con Elvio, ma alla fine eccomi pronto a tornare ad indossare i panni del critico letterario.

Ma bando alle ciance, passiamo la parola ad Elvio.

Cominciamo con la domanda principale: perché proprio un libro per ragazzi? Perché guardare con attenzione a chi deve essere preso per mano nella lettura?

Probabilmente perché mi sento ancora ragazzo, perché i ragazzi sono più diretti, più sinceri, meno avvolti da stereotipi e pregiudizi. Perché è un libro che ho scritto per mia figlia e il target adolescenziale era inevitabile. Credo ci siano parecchie ragioni per cui ho scelto questo pubblico ma forse è perché mi ricorda quando passavo le serate a divorare i fumetti dei supereroi volando con la fantasia in mondi e scenari fantastici, rapito da situazioni dove tutto è possibile e dove qualcuno viene sempre in nostro aiuto, qualcuno che veglia sulla città e i suoi abitanti; che sia Gotham, Smallville o New York.

Come scritto nella recensione, la descrizione iniziale del mondo di  Arìshtar mi ricorda molto le atmosfere oniriche alla Lord Dunsany. Quali sono i tuoi riferimenti per queste descrizioni così strane e affascinanti?

Difficile dire quali siano i miei riferimenti, la nostra fantasia attinge da tutto quello che abbiamo letto e vissuto, quello che posso dire è che ho cercato di non attingere a niente, di modificare, inventare e creare qualcosa che non ricordasse altri libri. Quando rileggendo i capitoli mi accorgevo che assomigliava a qualcosa di letto lo riscrivevo. Volutamente non ho messo elfi, orchi, nani e altre creature tipiche del fantasy ma ho cercato di creare popolazioni nuove con peculiarità diverse. Inevitabilmente “I Guerrieri d’Argento” è stato paragonato ad altri libri in varie recensioni quindi forse non sono riuscito completamente nel mio intento ma credo che un accanimento comparativo non sia il modo giusto di leggere un libro. Credo che un’avventura vada letta e vissuta per quello che è, un momento di evasione che ci faccia sognare. Lo stesso Einstein disse che la fantasia e la creatività sono più importanti dell’intelligenza.

Nella struttura e nell’incedere delle azioni e degli eventi che si susseguono sembra di trovarsi in un fumetto o in una serie televisiva. Mi piacerebbe conoscere la tua chiave di lettura in tal senso.

Ho cercato di  fondere diversi generi da me amati, il fumetto, la letteratura, i cartoni animati e le serie tv. Una narrazione fluida ed essenziale che ricordasse il fumetto, cambi di scena e dialoghi veloci, molta azione, volevo che succedesse sempre qualcosa e che il lettore non avesse momenti di noia. Che il ragazzo fosse rapito da un’avventura coinvolgente e serrata, coadiuvata da immagini fumettistiche che lo avrebbero immerso nella fantasia, che la voglia di voltare pagina e andare avanti vincesse ogni altra priorità.

Elamar, Nyala e Gotland, tre protagonisti così diversi tra loro da essere perfetti come trio e come dimostrazione che le differenze sono una risorsa da saper sfruttare. Da dove ti è nata l’idea per questi personaggi?

Non ho iniziato a scrivere con un’idea ben precisa, avevo un progetto di massima ma poi ho seguito l’istinto, andavo dove la storia mi portava. Spesso volevo descrivere alcune situazioni e i personaggi facevano tutt’altro, non li ho combattuti o forzati, mi sono limitato ad assecondarli. Lo so che detto così sembra folle ma non hai idea di quanto reali diventino i protagonisti mentre scrivi, a volte arrivi a parlarci, cercare di capire cosa vogliono e osservarli mentre prendono una direzione piuttosto che un’altra. E’ come vedersi scorrere un film davanti agli occhi e limitarsi a riportarlo su carta. Spesso le cose accadono così velocemente che a fatica si riesce a scrivere tutto.

Gotland è forse il personaggio del trio meno approfondito e sembra quasi lasciato un po’ in disparte. È stato voluto per far spiccare Nayla ed Elamar oppure è solo un caso?

Anche in questo caso non l’ho deciso volutamente, è chiaro che quando si ha più di un protagonista inevitabilmente qualcuno finisce ad avere un ruolo più marginale, ogni eroe ha una spalla e le personalità di Elamar e Nayla sono decisamente più invasive di quella di Gotland. Credo che sia comunque determinante nella storia ma la cosa più importante è l’amicizia tra i ragazzi che rende tutto possibile. Il legame che si crea tra loro è quello a cui tengo di più, volevo che il messaggio fosse chiaro e forte, la magia è importante ma senza una buona dose di coraggio lealtà e altruismo molte cose non sarebbero possibili. Diciamo un po’ il vecchio codice dei cavalieri ormai dimenticato.

I Draghi nell’immaginario fantasy sembrano non poter mancare. Perché li hai scelti come sfondo di tutta la storia?

Per me il drago è un essere supremo, nonostante nella nostra storia il drago non sia un essere positivo, anzi. Solo per la cultura asiatica il drago porta fortuna ed è venerato, le nostre leggende  parlano di un animale che razziava pecore e incendiava villaggi. Poi è stato riabilitato da alcune storie e trasposizioni cinematografiche ma nel nostro immaginario il drago veniva cacciato e ucciso, San Giorgio insegna. Forse perché il mio segno zodiacale cinese è il drago, non lo so ma io lo vedo come qualcosa di superiore, come la nostra coscienza, la nostra anima, qualcuno che ci guidi attraverso il labirinto delle nostre contraddizioni esaltando il coraggio e l’abnegazione. E’ l’unica figura fantasy che non ho potuto non mettere.

Altra grande presenza sono i Guerrieri d’Argento e gli Immortali. Ci parli da dove nascono queste due entità?

I guerrieri d’argento sono la purezza, la forza, il coraggio, l‘essenza di un passato glorioso e tormentato dal quale cercano di trovare pace ritirandosi in eremi lontani o mischiandosi tra la gente.

Vorrebbero essere uomini comuni ma non si sottraggono al richiamo degli immortali per il bene delle lande. Rifuggono la guerra ma inevitabilmente vi si trovano coinvolti.

Ricordo una frase di Gandhi che dice “la pace va difesa, anche con la guerra” è la frase di un pacifista, di un sostenitore della rivolta passiva ma fa pensare. Forse non siamo padroni del nostro destino e tanto per citare il mio fumetto preferito “da un grande potere derivano grandi responsabilità”  Gli immortali invece sono coloro che regolano e mantengono gli equilibri, delle lande una sorta di guardiani, controllano le energia della terra e combattono il male in tutte le sue forme per mantenere la pace.

Ogni scrittore è anche lettore. Le tue passioni letterarie quali sono? E quali ti hanno influenzato di più?

Le passioni principali sono Fantasy, fumetti e fantascienza, gli autori sono davvero parecchi e ne scopro ancora di nuovi, anche tra gli emergenti che leggo alternativamente a nomi conosciuti.

Indubbiamente chi ha influenzato di più la mia vena artistica è Tolkien seguito da Brooks, Asimov e Bradbury ma ce ne sono davvero tanti altri, la lista sarebbe lunga. Ognuno mi ha dato qualcosa e da ognuno ho imparato qualcosa, credo che la lettura sia fondamentale e indispensabile, cerco di leggere sempre molto di più di quello che scrivo ma ci vorrebbero le giornate di 48 ore per riuscire a fare tutto. Una volta, in biblioteca, ho visto un ragazzo con una maglietta che riportava questa scritta “so many books, so little time” mai parole sono state più azzeccate.

Cosa ti ha dato questo libro? Se dovessi scegliere tra tutto, cosa ti fa dire “per fortuna che l’ho scritto”?

Mi ha dato gioie e dolori, più o meno come un figlio, a volte vorresti buttare tutto poi qualcuno scrive parole come le tue, fa un commento, viene a trovarti agli eventi a cui partecipi e lì dimentichi tutto. Quando vedo un ragazzo che compra il mio libro con gli occhi sognanti e non vede l’ora di leggerlo… ecco, questo non ha prezzo. Quell’espressione ti ripaga di tutto, dimentichi le cose negative e ti ributti a testa bassa a scrivere.

Domanda di rito: a quando il seguito e quanti seguiti hai in mente?

Il seguito è quasi finito, spero di pubblicarlo per l’estate o subito dopo, i libri saranno tutti autoconclusivi, le storie saranno sempre ambientate nelle Lande di Arìshtar e si aggiungeranno nuove popolazioni e personaggi. L’idea iniziale era di fare tre libri, la classica trilogia del fantasy ma non è detto che diventino di più, dipende cosa partorisce la mente. Purtroppo non riesco a scrivere a comando, a volte sto un mese senza scrivere e in un fine settimana scrivo tre capitoli, ci vuole il momento giusto, l’idea giusta e il cuore, senza il quale il libro non trasmetterebbe la stessa passione.

A questo punto non possiamo che lasciarvi alle prossime avventure di Elvio e a tutte le avventure che vorrete con noi condividere e vivere.

0 Replies to “Intervista ad Elvio Ravasio, autore de “I Guerrieri d’Argento””

  1. avevo risposto a questa intervista parecchio tempo fa e non ricordavo né le domande né le risposte. Non ho molta memoria, lo ammetto. Spesso devo rileggere interi capitoli di quello che scrivo per rinfrescare la memoria. Ma nel rileggerla mi sono accorto di aver scritto cose che non avevo mai detto, forse sono state fatte le domande giuste, non lo so. Un enorme grazie a Pierpaolo per lo spazio che da a noi emergenti e per la passione che ci mette. Alla prossima avventura 🙂

  2. Un enorme grazie a voi che mettete la vostra passione a servizio di noi lettori.

    Grazie di cuore Elvio per ciò che dici e fai, siamo qui sempre a disposizione.

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