Il tesoro del Sahara

La città di Cartagine aveva due templi principali: quello del Dio Baal e quello della sua consorte Ishtar.
Nei resoconti romani sulle guerre puniche si narra che il gran sacerdote di Baal avesse, nella sua panoplia, due artefatti mistici da grande potenza: una veste porpora con dei ricami d’oro a guisa di fiamme in grado di rimarginare ogni ferita subita (e di ripararsi da sola di ogni strappo) e un bastone di ferro nero utilizzato nei sacrifici. Pare che nelle liturgie, con la giusta preghiera, da questo bastone scaturisse un fiume di fiamme che inondava il sacrificio. Secondo le leggende fenice questa era la mano di Baal che si prendeva il proprio obolo quando questo non poteva essere gettato nei suoi altari-fornaci, e quindi era usato spesso quando si era lontani dai templi come ad esempio sui campi di battaglia.
In un racconto romano si narra di un gruppo di sacerdoti fenici che hanno intonato canti e preghiere al proprio Dio prima di una battaglia, la risposta di Baal fu questo getto di fiamme volanti che avvolsero ed arsero vivo il generale dell’armata romana. I legionari romani rimasero pietrificati dall’orrore ma furono presto scossi dalle urla di guerra dei mercenari galli, i quali ridendo della codardia romana corsero verso i fenici guidati dai loro feroci druidi.
Di questi artefatti dopo la caduta di Cartagine si sa che la veste fu presa dai romani come trofeo, nemmeno i suoi poteri mistici potevano rimarginare una testa mozzata di netto! Essa fu portata in trionfo a Roma, dove fu custodita nel tempio di Bellona per secoli. Alla caduta dell’impero Romano, duranti i vari sacchi di Roma, di essa si sono perse le tracce anche se, di una veste simile ma con ricami diversi, si possono trovare accenni in varie parti dell’Europa medioevale sempre come veste di guerra di qualche vescovo-guerriero. Ogni volt
a è semplicemente descritta come la veste del santo vescovo, ma le somiglianze sono troppe per essere ignorate.
Del bastone invece per secoli si è persa ogni traccia. Qualche anno fa l’esploratore inglese Duncan Idaho nel Sahara del sud della Tunisia ha scoperto una pietra scolpita con idioma fenicio che narra di un gruppo di sacerdoti fuggiti da Cartagine. La sorpresa della scoperta di scritture fenice così distanti dal mediterraneo ha persuaso l’esploratore a continuare le ricerche.
Duncan ha così scoperto che nelle leggende berbere si parla di un tempio che custodisce un demone delle fiamme, trasposizione islamica del Dio Baal, che in compenso di sacrifici dispensa conoscenze e saggezza. Tra i berberi, colui che vuole intraprendere la via della ricerca della conoscenza deve quindi intraprendere un pellegrinaggio seguendo l’antica via utilizzata dai fenici oggi costellata dai minareti delle moschee per poi passare l’ultima prova e non cadere nelle tentazioni del demone delle fiamme. È proprio nelle moschee che le popolazioni berbere custodiscono e tramandano le proprie leggende, e quindi il pellegrinaggio è sia fisico, che spirituale, che intellettuale.

Partendo dalla prima stele nel deserto Duncan è riuscito a capire da quale moschea partire per intraprendere la sua ricerca, avvisata la Società degli Esploratori delle sue conclusioni questa gli ha permesso di avere protezione dell’8° armata del Commonwealth. Pare che anche una società segreta tedesca, nota come Idra, sia sulle tracce di questo tempio antico.

________________________________________________________

link utili:

Giornata 1 – La ricerca della stele

Giornata 2 – il convoglio

Giornata 3 – La notte non è mai tranquilla

Giornata 4 – La notte non è mai tranquilla 2

Giornata 5 – Scontro tra le rovine

Giornata 6 – Assalto al convoglio, parte prima

Giornata 7 – Assalto al convoglio, parte seconda

Giornata 8 – Assalto al convoglio, parte terza

Ultima giornata – Assalto al convoglio, parte quarta

La carriera dei nostri comandanti  (home rule sull’esperienza)

Le missioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*